Il test antidroga sul lavoro non riguarda tutti i dipendenti: è previsto per alcune mansioni a rischio nell’ambito della sorveglianza sanitaria. Capire quando è legittimo, cosa cerca e quali diritti hai è il modo migliore per affrontarlo con serenità. Ecco il quadro completo.
- Previsto solo per mansioni a rischio (Dlgs 81/08, Provvedimento 30/10/2007)
- Gestito dal medico competente, non dal datore di lavoro
- Il datore riceve solo il giudizio di idoneità o non idoneità, mai la sostanza
- Hai diritto alla controanalisi
Quando il datore di lavoro può richiederlo
Il controllo è regolato dal D.Lgs 81/08 (Testo Unico Sicurezza) e dal Provvedimento del 30 ottobre 2007. Non è un controllo arbitrario o “a tappeto”: si applica solo alle mansioni a rischio per la sicurezza propria e altrui — ad esempio conducenti, addetti a macchinari pericolosi, lavori in quota, alcune categorie sanitarie. La gestione spetta al medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria.
Cosa cercano i test sul lavoro
Si utilizza in genere un pannello multi-sostanza, di solito su urine, che ricerca le principali sostanze d’abuso: cannabis (THC), cocaina, oppiacei, anfetamine e metanfetamine, e altre a seconda del protocollo.
Come si svolge
L’iter prevede due fasi: prima uno screening rapido; se risulta negativo, la procedura si chiude. In caso di esito positivo o dubbio si passa al test di conferma di laboratorio (GC-MS o LC-MS), molto più preciso, che serve proprio a escludere i falsi positivi. Per capire le finestre di rilevamento del THC, vedi l’approfondimento analisi del sangue: si vede se fumi? tempi del THC.
I tuoi diritti (ed è la parte che conta)
Qui c’è molta disinformazione, quindi mettiamo i punti fermi:
- Privacy sul risultato: in caso di positività, il medico competente comunica all’azienda soltanto il giudizio di “non idoneità alla mansione”. Non può rivelare quale sostanza è stata trovata né la causa medica (tutela del Garante Privacy).
- Diritto alla controanalisi: puoi richiedere la ripetizione del test su un secondo campione, per escludere errori e falsi positivi.
- Categorie limitate: se la tua mansione non rientra tra quelle a rischio previste, il test non è legittimo.
- Rifiuto: il rifiuto ingiustificato può comportare conseguenze disciplinari, perché equiparato in alcuni casi a non idoneità; conviene piuttosto far valere i propri diritti nelle forme corrette.
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Vedi i test antidroga →Domande frequenti
Quando il datore di lavoro può richiedere il test antidroga?
Solo per le mansioni a rischio previste dal D.Lgs 81/08 e dal Provvedimento del 30 ottobre 2007, nell’ambito della sorveglianza sanitaria gestita dal medico competente.
Cosa può sapere il datore di lavoro del risultato?
Soltanto il giudizio di idoneità o non idoneità alla mansione. Non può conoscere la sostanza rilevata né la causa medica, a tutela della privacy.
Posso rifiutare il test antidroga al lavoro?
Il rifiuto ingiustificato può avere conseguenze disciplinari. Hai però diritto alla controanalisi su un secondo campione per escludere falsi positivi.
Informazioni a scopo divulgativo, non sostituiscono un parere medico o legale. Rispetta sempre le norme di sicurezza sul lavoro e non svolgere mansioni a rischio sotto effetto di sostanze.
