Nella notte del 31 luglio, la maggioranza di governo ha approvato l'emendamento inserito nel DDL Sicurezza che equipara la canapa industriale a quella stupefacente, inserendola nel Testo unico sugli stupefacenti. Ma cosa significa?
Premettendo che l'emendamento non è ancora entrato in vigore, ma deve rispettare l'intero inter legislativo (Camera e Senato), se approvato raserebbe al suolo l'intero settore della canapa in Italia, formato da 3mila aziende e quasi 11mila lavoratori.
Perché il testo non mette fuori legge solo la cannabis light, ma tutta la canapa industriale. In quanto vieterebbe la produzione di infiorescenze in generale. E qualsiasi pianta di canapa, anche destinata ad uso industriale per fibra o seme, produce comunque un'infiorescenza.
"Il governo Meloni ha appena ucciso il settore della cannabis light nel nostro Paese", ha commentato Riccardo Magi di +Europa. "In preda alla furia ideologica, il governo cancella una filiera tutta italiana, 11mila posti di lavoro. E pensano anche di aver fatto la lotta alla droga".

Canapa: un'emendamento che distruggerebbe l'intero settore italiano
"Nonostante l’opposizione di tutte le associazioni nazionali agricole, e non solo quelle della canapa, che erano unite nel condannare il provvedimento - succede che per la volontà ideologica di limitare questa pianta, si va a bloccare tutta la filiera, vietando la produzione e la lavorazione del fiore - fermando un intero settore agricolo e la libera impresa", ha dichiarato l’avvocato Giacomo Bulleri a DolceVita Magazine.
E se questa norma impedirebbe alle aziende italiane di operare, i consumatori potranno rivolgersi al mercato estero.
Perché come stabilito dalla Corte di giustizia europea nel 2020, il CBD non può essere considerato stupefacente e "uno Stato membro non può vietare
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Nella notte del 31 luglio è stato discusso un emendamento che ha gettato nel panico il settore. Ma è fondamentale distinguere tra proposte politiche e leggi in vigore. Attualmente, l'iter legislativo non è concluso e, soprattutto, deve scontrarsi con la giurisprudenza sovranazionale europea.
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Perché il "Ban Totale" è inapplicabile: La Sentenza UE
Molti giornali gridano alla "fine del settore", ma dimenticano un dettaglio legale enorme: l'Italia fa parte dell'Unione Europea. La Corte di Giustizia Europea, con la storica sentenza del 19 novembre 2020 (Causa C-663/18), ha stabilito un principio inderogabile:
"Uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo (CBD) legalmente prodotto in un altro Stato membro, qualora sia estratto dalla pianta di Cannabis sativa nella sua interezza."
Traduzione pratica: Il CBD non è uno stupefacente. Bloccare la filiera italiana significherebbe violare il principio di libera circolazione delle merci. Se il prodotto è legale in Europa, deve poter circolare in Italia.
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Domande Frequenti sul DDL Sicurezza (FAQ)
È ancora legale comprare Cannabis Light online?
Meglio l'Olio CBD o le Infiorescenze in questo momento?
Cosa succede se bloccano tutto domani?
Riferimenti Giuridici:
- Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Sentenza del 19 novembre 2020 (Causa C-663/18 - Caso Kanavape).
- Legge 242/2016 - "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa."
- Emendamento Governo DDL Sicurezza (Art. 13-bis), in fase di discussione parlamentare.
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La mossa (immotivata) del governo infatti, sarebbe un autogol clamoroso. Perché il settore della canapa in Italia vale un fatturato annuo di oltre 500 milioni di euro.
Ma la risposta delle associazioni di settore non è tardata ad arrivare. Tra tutte quella di Canapa Sativa Italia (CSI), che "invita tutti gli operatori del settore della canapa legale a partecipare a una denuncia collettiva presso l’Unione Europea contro il Governo italiano, a causa dell’emendamento 13.6 al DDL Sicurezza".
Tutte le informazioni per partecipare QUI.
