Pubblicato a fine 2022 su una rivista del gruppo Nature, uno studio clinico ha indagato il ruolo del CBD nei disturbi d'ansia. È una ricerca preliminare, condotta su 14 pazienti e senza gruppo di controllo: interessante, ma non sufficiente per trarre conclusioni. Vediamo cosa dice davvero, e cosa non dice. Il CBD non è un farmaco e non sostituisce il parere del medico.

CBD e ansia: il disturbo mentale più comune in Europa
Tachicardia, tremori, disturbi del sonno, nausea, vertigini. Spesso sottovalutata, l'ansia è il disturbo mentale più comune in Europa. Secondo infatti una ricerca condotta nel 2018 colpirebbe circa 25 milioni di persone: il 5,4% della popolazione.
Ansia che può essere legata a un periodo particolarmente intenso o stressante, ma che può anche mutare in un disturbo cronico che compromette la nostra qualità della vita.
Per l'ansia esistono farmaci prescritti dal medico, come le benzodiazepine, che agiscono come depressori del sistema nervoso centrale inducendo calma e sonnolenza. Sono terapie serie, che il medico calibra sulla singola persona e che vanno seguite: proprio per questo non si abbandonano né si sostituiscono da soli.
Il CBD si muove su un piano diverso: è un cannabinoide senza effetti psicoattivi, che non dà dipendenza e il cui profilo di effetti collaterali viene descritto come lieve. Un supporto al benessere, non un sostituto della terapia.
Cosa ha osservato lo studio del McLean Hospital
Guidato dai ricercatori del Cognitive and Clinical Neuroimaging Core del McLean Hospital Imaging Center di Belmont (Massachusetts), l'obiettivo dello studio è stato indagare le proprietà ansiolitiche del CBD, valutare il suo impatto sulle abilità cognitive e cercare nuove strategie per i disturbi legati all'ansia.
Il trattamento ha previsto quattro settimane di CBD full spectrum (9,97 mg/mL CBD, 0,23 mg/mL THC) somministrato per via sublinguale: 1 ml per 3 volte al giorno a 14 pazienti, ai quali era stata diagnosticata ansia moderata o grave.
Alla fine delle quattro settimane tutti e 14 i partecipanti avevano risposto positivamente. È un dato che colpisce, ma va letto per quello che è: un campione piccolissimo, senza placebo e senza confronto.
I miglioramenti riportati riguardano sia lo stato d'ansia, i cui livelli nella quarta settimana sono scesi oltre del 15%, sia i disturbi correlati come i cambiamenti d'umore, le abilità cognitive con tempi di risposta più rapidi, l'equilibrio del ciclo sonno-veglia e la qualità della vita.
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Tollerabilità: cosa hanno riportato i ricercatori
“I risultati iniziali di questa fase di questo studio clinico hanno dimostrato un miglioramento significativo delle valutazioni degli esiti primari dell'ansia, fornendo prove preliminari che un prodotto a spettro completo e ad alto contenuto di CBD può essere efficace per il trattamento dell'ansia e con pochi effetti collaterali”, hanno spiegato i ricercatori. Sono parole loro, riferite al prodotto usato nello studio: le riportiamo così come sono, ricordando che gli stessi autori le definiscono prove preliminari.
Gli studiosi hanno evidenziato che il prodotto è stato ben tollerato e che non sono stati segnalati particolari effetti collaterali durante il trattamento, ma solo livelli lievi di sonnolenza e affaticamento, secchezza delle fauci e, in alcuni casi, un aumento delle energie.
I prodotti al CBD non sono farmaci e non sostituiscono il parere del medico. In caso di ansia intensa o persistente rivolgiti a un medico o a uno psicologo, e non interrompere mai una terapia in corso di tua iniziativa.
*Foto di Elsa Olofsson su Unsplash
